Storia e Tecnica Delle Chiusure Degli Orecchini dal 1800 al 1900

storia e tecnica delle chiusure per orecchini

Un po di storia...

L’800 fu un momento decisivo nel corso della storia degli orecchini. Verso la metà del secolo le donne abbandonarono i copricapi così di moda nel corso dei primi decenni e ricominciarono a curare ed esporre le proprie pettinature e quindi le loro orecchie, che tutte corsero ad abbellire.

Gli orecchini riacquistarono importanza come accessorio alla moda e tutti i vari stili fecero uso praticamente esclusivo delle semplici chiusure a monachella (“fish hook wire”, ancora oggi così popolari) e di quelle a vite con perno filettato (“threaded post”). Tutte soluzioni che prevedevano quindi il doversi praticare fori nei lobi.

Negli anni ’80 dell’800 cominciò a diffondersi la chiusura con monachella a leva (“lever back”, ancora popolarissima oggi) il cui utilizzo continuò fino agli anni ’90.

I Vittoriani (Vittoria > 1837 - 1901) pensavano però che la pratica di forare i lobi delle orecchie fosse del tutto incivile, così finalmente alla fine dell’800 (1894) fu sviluppata una soluzione tecnica, quella della chiusura a vite (“screw-back”), che permetteva alle donne di decorarsi con gli orecchini senza la “disgrazia” di doversi forare i lobi.

Subito dopo (1898) ed in contraddizione con la tendenza dell’epoca viene brevettata la chiusura a monachella con uncino di sicurezza (“kidney wire).

Insomma, per la fine dell’800 in pratica era possibile per qualsiasi donna indossare orecchini sia che avesse i lobi forati o meno ed indipendentemente dallo stile ma il trend, con l’inizio del ‘900, cambiò radicalmente e le chiusure per lobi non forati divennero preponderanti sul mercato.

Nel corso degli anni ’20 conobbero poi una nuova impennata con l’avvento del Deco. I tagli dei capelli corti, un po' da ragazzino, tipici delle ragazze più emancipate dell’epoca offrivano uno spazio naturale per nuovi abbellimenti delle orecchie.

In questo periodo gli orecchini diamanté con chiusura a vite divennero il trend prevalente a causa della loro semplicità ed eleganza.

Gli orecchini per lobi non forati rimasero alla moda per la maggior parte del ‘900 e come risultato gli orecchini vintage con chiusura a vite o a clip sono ancora ampiamente disponibili, variando in stile dagli anni ’20 del Deco fino all’epoca della Grande Depressione Americana e fino ancora a dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’evoluzione dello stile va dalle linee geometriche e filanti del Deco degli anni ’20 e ’30 ai motivi floreali e più femminili degli anni ’40 e ’50 (e oltre).

I materiali utilizzati nel ‘900 per la produzione degli orecchini possono essere di aiuto alla loro migliore datazione. Al metallo con oro e argento più puri utilizzato nel corso della prima metà del secolo furono aggiunti rodio e palladio nella seconda metà del secolo.

Tipologie di Chiusure per Orecchini

1.  A Monachella (“Fish Hook wire” o “Sheperd’s Hook wire”, per lobi forati)

Data brevetto sconosciuta, probabilmente anni 1880

Più che una chiusura si tratta di un semplice filo metallico a forma di uncino che, infilato nel buco praticato nei lobi, permetteva agli orecchini di sostenersi.

Utilizzata per la maggior parte dell’800, è ancora ampiamente usata oggi (in basso una versione attuale).

monachella

2. A Monachella con Leva (“Lever back”, per lobi forati)

Usata a partire dagli anni 1880s

È un tipo di chiusura ancora oggi molto in uso per la bigiotteria e la gioielleria moderna.

Consiste in una chiusura a monachella che ha una leva addizionale che si ripiega a coprire il filo metallico della monachella per assicurare il fissaggio al lobo.

3. A Perno Filettato (“Threaded Post”, per lobi forati)

Usata a partire dagli anni 1890s

È una chiusura composta da un perno filettato attaccato ad un estremo all’orecchino. Il perno va infilato nel foro del lobo e sulla sua filettatura viene avvitato un bulloncino.

Molto usato anche in epoca Vittoriana tra chi ancora non schifava i fori nei lobi.

Oggi non vengono più usati.

4. A Vite (“Screw-back”, per lobi non forati)

Brevettata nel 1894

È formata da una piccola U metallica un estremo della quale viene saldato sulla parte posteriore dell’orecchino mentre l’altra finisce con un anello filettato internamente, all’interno del quale scorre una piccola vite con un estremo concavo che aderisce al lobo e l’altro (circolare, a volte dentellato) utilizzato per girare e far scorrere la vite all’interno dell’anello fino a aderire all’orecchio.


È un tipo di chiusura che permette all’orecchino di aderire perfettamente all’orecchio potendone regolare la forza di adesione come desiderato e potendo trovare la giusta misura tra confort e sicurezza.

brevetto dell'attacco a vite per gli orecchini

Il brevetto originale dell'attacco a vite, 1894

5. A Monachella con Fermo di Sicurezza (“Kidney Wire”, per lobi forati)

Brevettata nel 1898

Identica alla chiusura a monachella ma con un uncino alla base del filo metallico che permette l’aggancio dell’altro estremo in posizione solida e sicura. Utilizzata ancora oggi.

6. Clip A Paletta (“Paddle Back” o “Spring Back”, per lobi non forati)

Brevettata nel 1934

È la prima chiusura a clip che sia stata brevettata ed è costituita da un meccanismo formato da un piccolo ponte forato ai lati (saldato sull’orecchino) in cui alloggia una piccola paletta imperniata nei fori e dotata di una piccola linguetta centrale che serve a regolare la tensione applicata sull’orecchio.

Meno confortevole della chiusura a vite perché più difficile da regolare al punto giusto, è comunque di semplice applicazione ed è quella più utilizzata in assoluto e la più facile da reperire sugli orecchini vintage.

7. A Clip Semplice (“Simple” o “Simple Fold Over”, per lobi non forati)

Brevettata negli anni '40

È una clip a forma di U che scorre sul lobo e viene regolata alla giusta pressione nel punto in cui è incernierata (sul lato posteriore della U, ad altezza variabile). Molto comune ed utilizzata.

8. Combinata (“Comfort Clip”o “Fold Over Screw Back”, per lobi non forati)

Brevettata nel 1962

Una variante più moderna vede utilizzata la clip semplice in concomitanza con una chiusura a vite che permette di regolarne la pressione sull’orecchio. Fu usata da alcuni famosi produttori tra i quali per prima Miriam Haskell.

9. Ad Attrito (“Friction Clip”, per lobi non forati)

Le clip ad attrito fanno uso di scanalature presenti sulla clip o sugli orecchini per attenuare la pressione necessaria a sostenere l’orecchino sul lobo.

9.1. a Omega (o “Francese”)

Brevettata negli anni ‘40

È un tipo speciale di clip formata da un singolo filo metallico (può avere spessore variabile, ne sono stati utilizzati tantissimi tipi) a forma di Omega che si ripiega all’insù e aderisce all’orecchio.

Come si vede nelle due figure più sopra, sulla parte posteriore dell’orecchino è presente una parte scanalata che serve appunto a creare attrito e a non far cadere l’orecchino, permettendo di diminuire la pressione esercitata dalla clip sull’orecchio.

Una versione più moderna della clip francese vede l’omega ripiegarsi all’insù infilandosi sopra un perno che va infilato nel lobo (qui sotto).

Brevettata negli anni ‘50

9.2. La Clip Monet

Brevettata nel 1943

10. Magnetica (“Magnetic”, per lobi non forati)

Brevettata negli anni '70

Uno degli sviluppi più moderni nello spazio degli orecchini a clip sono gli orecchini magnetici. Come la maggior parte degli altri stili a clip, si basano sull'applicazione di pressione sulla parte anteriore e posteriore del lobo dell'orecchio per mantenere l'orecchino al sicuro. 

La differenza è che questo viene invece fatto con un magnete. Questo stile è particolarmente adatto per borchie più piccole. 

Sfortunatamente, può essere meno sicuro di altri stili a clip poiché la parte posteriore può andare persa. Il magnete può anche interferire con la funzionalità di specifici dispositivi elettronici o carte di credito se si avvicina troppo. 

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